L’estate è ormai giunta ma che vacanze ci aspettano? 5 consigli dalla dottoressa Elisa Bernardi, psicoterapeuta e psicologa
Siamo usciti tutti, grandi e piccoli, un po’ straniti dopo mesi costretti in casa, arricchiti a livello personale e relazionale, forse conoscendo meglio i nostri figli, e loro noi.
Ma come affrontare il periodo estivo denominato “vacanze”?
1) Pensiamo spesso che vacanza significhi viaggiare e andare in qualche posto lontano da casa ma l’esperienza che abbiamo vissuto e stiamo vivendo ancora, di restrizioni negli spostamenti, ci può fare riflettere sulla multidefinizione del concetto di vacanza. Alcuni genitori potranno fare coi figli vacanze estive molto simili a quelle passate, tornando a una sorta di normalità, altri no. Che tu possa portare i tuoi figli in villeggiatura, o meno, poco importa: quello che conta è passare del tempo di qualità e di armonia familiare, scegliendo insieme il modo o il luogo; questo aiuta i bambini nello sviluppo di abilità relazionali come la negoziazione e la mediazione, alimentando la loro capacità di tollerare la frustrazione.
2) Non abbiate fretta di accelerare i ritmi della vostra vita familiare, perché per mesi ha dominato la sedentarietà: i nostri figli hanno fatto sport in salotto per settimane e ora vorremmo facessere tutte le attività possibili; la reazione dei nostri figli sarà nervosismo e frustrazione. Ricalibriamo i ritmi familiari, promuovendo attività a favore del benessere psicofisico, ritmi lenti che favoriscono la consapevolezza del momento presente per una migliore conoscenza di se stessi.
3) Viviamo in un paese ricco di storia, cultura e bellezze naturalistiche. Approfittiamo delle vacanze per riscoprire le bellezze del territorio vicino casa, della propria provincia e regione, per far conoscere ai più giovani le origini dei nostri paesi e la meravigliosa eterogeneità dell’Italia;
4) Purtroppo il virus che ha posto noi e i nostri figli davanti a piccoli e grandi sacrifici è ancora in circolazione e dobbiamo continuare a tenere alcune accortezze; noi adulti per primi dobbiamo dare il buon esempio, insegnando il rispetto delle regole come buona pratica di convivenza nella società; i divieti e le restrizioni non devono sembrarci limitazioni alla nostra libertà personale ma comportamenti atti a non ledere la libertà di nessuno per godere della compagnia dell’altro.
5) Le regole anti contagio, come l’uso della mascherina e il distanziamento sociale, ci pongono di fronte a un nuovo tipo di socializzazione, con un po’ più di diffidenza e meno contatto fisico. Questo non deve limitare la socializzazione dei nostri figli anzi sarà un modo per sperimentarsi in nuovi approcci all’altro con un arricchimento delle competenze relazionali interpersonali e un diffuso senso di responsabilità individuale e sociale.






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