Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura

Diciotto principi per affermare il diritto delle bambine e dei bambini all’arte e alla cultura.

È il contenuto della Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura, un progetto promosso da La Baracca – Testoni Ragazzi che ha coinvolto insegnanti, educatori, dirigenti scolastici e genitori.

I bambini hanno diritto a partecipare all’arte in tutte le sue forme ed espressioni, a poterne fruire, praticare esperienze culturali e condividerle con la famiglia, le strutture educative, la comunità, al di là delle condizioni economiche e sociali di appartenenza”.

È, in sintesi, il senso profondo che ha ispirato la Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura, che discende principalmente da due fondamentali presupposti.

Nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1989 e nella Carta europea dei diritti del fanciullo varata dal Parlamento Europeo nel 1992, viene citato il diritto del Bambino a partecipare alla vita culturale e artistica.

In particolare nell’articolo 31 della Convenzione Onu si afferma che “1- Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale e artistica. 2- Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.

Nell’articolo 8.28 della Carta europea si afferma che “ogni fanciullo (…) deve poter fruire inoltre di attività sociali, culturali e artistiche”.

Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura

I bambini hanno diritto:

1) ad avvicinarsi all’arte, in tutte le sue forme: teatro, musica, danza, letteratura, poesia, cinema, arti visuali e multimediali;

2) a sperimentare i linguaggi artistici in quanto anch’essi saperi fondamentali;

3) a essere parte di processi artistici che nutrano la loro intelligenza emotiva e li aiutino a sviluppare in modo armonico sensibilità e competenze;

4) a sviluppare, attraverso il rapporto con le arti, l’intelligenza corporea, semantica e iconica;

5) a godere di prodotti artistici di qualità, creati per loro appositamente da professionisti, nel rispetto delle diverse età;

6) ad avere un rapporto con l’arte e la cultura senza essere trattati da consumatori ma da soggetti competenti e sensibili;

7) a frequentare le istituzioni artistiche e culturali della città, sia con la famiglia che con la scuola, per scoprire e vivere ciò che il territorio offre;

8) a partecipare a eventi artistici e culturali con continuità, e non saltuariamente, durante la loro vita scolastica e prescolastica;

9) a condividere con la famiglia il piacere di un’esperienza artistica;

10) ad avere un sistema integrato tra scuola e istituzioni artistiche e culturali, perché solo un’osmosi continua può offrire una cultura viva;

11) a frequentare musei, teatri, biblioteche, cinema e altri luoghi di cultura e spettacolo, insieme ai propri compagni di scuola;

12) a vivere esperienze artistiche e culturali accompagnati dai propri insegnanti, quali mediatori necessari per sostenere e valorizzare le loro percezioni;

13) a una cultura laica, nel rispetto di ogni identità e differenza;

14) all’integrazione, se migranti, attraverso la conoscenza e la condivisione del patrimonio artistico e culturale della comunità in cui vivono;

15) a progetti artistici e culturali pensati nella considerazione delle diverse abilità;

16) a luoghi ideati e strutturati per accoglierli nelle loro diverse età;

17) a frequentare una scuola che sia reale via d’accesso a una cultura diffusa e pubblica;

18) a poter partecipare alle proposte artistiche e culturali della città indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche di appartenenza, perché tutti i bambini hanno diritto all’arte e alla cultura.

Il progetto comprende anche:

–          un libro illustrato pubblicato da Edizioni Pendragon con le immagini create appositamente da 22 disegnatori (Roberta Angeletti, Francesca Assirelli, Monica Auriemma, Fuad Aziz, Elena Baboni, Chiara Carrer, Davide Ceccon, Alessandra Cimatoribus, Luca De Luise, Mauro Evangelista, Florence Faval, Giulia Forino, Serena Intilia, Manuela Marchesan, Octavia Monaco, Enrico Montalbani, Francesca Nerattini, Paola Sapori, Lucia Sforza, Gek Tessaro, Pia Valentinis, Valeria Valenza) diciotto dei quali hanno rappresentato i 18 articoli della carta e gli altri quattro ne hanno raccontato il senso. La pubblicazione contiene anche la traduzione di tale documento dall’italiano in 26 lingue (albanese, arabo, cinese, coreano, croato, danese, finlandese, francese, giapponese, greco, indiano, inglese, israeliano, olandese, polacco, portoghese, rumeno, russo, senegalese, serbo, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco, turco, ungherese);

–          un sito web dove trovano spazio i contenuti e in cui è possibile sottoscrivere la Carta, e una pagina specifica su facebook (carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura);

–          un convegno dedicato ai diritti dell’infanzia che si svolgerà il 5 marzo a Bologna.

I patrocini e i sostegni

La Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura, promossa da La Baracca – Testoni Ragazzi, è stata premiata con una Medaglia dal Presidente della Repubblica italiana, ed è un progetto patrocinato e sostenuto da Commissione Europea, Commissione Bicamerale per l’Infanzia del Parlamento italiano, Università di Bologna, Comune di Bologna.

Il progetto e la pubblicazione saranno presentati nel corso di un convegno dedicato ai diritti dell’infanzia, sotto l’egida del Parlamento europeo, dell’Unesco e della Regione Emilia-Romagna.

Sostengono il progetto, che non è a scopo di lucro, Unipol Gruppo Finanziario, Legacoop Bologna, Coop Adriatica e Concave.

Le adesioni testimoniali

In Italia hanno dato per primi un’adesione al progetto Claudio Abbado, Michele Abbondanza, Stefano Benni, Alessandro Bergonzoni, Antonella Bertoni, Luigi Cancrini, Janna Carioli, don Luigi Ciotti, Ginevra Di Marco, Ivano Dionigi, Roberto Farné, Marcello Fois, Franco Frabboni, Rita Ghedini, Angelo Guglielmi, Luigi Guerra, Carlo Lucarelli, Modena City Ramblers, Flavia Franzoni Prodi, Lidia Ravera, Roberto Roversi, Chiara Saraceno, Andrea Segré, Riccardo Tesi, Marco Travaglio, Stefano “Vito” Bicocchi.

Hanno aderito inoltre artisti, pedagogisti, insegnanti e istituzioni culturali che si occupano di arte per l’infanzia di Austria, Albania, Belgio, Cina, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, India, Irlanda, Israele, Korea, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Senegal, Serbia, Slovenia, Syria, Spagna, Svezia, Turchia, Ungheria.

Riportiamo a titolo di testimonianza le parole con cui ha voluto accompagnare la propria adesione Marco Paolini: “Ho cominciato questo mestiere facendo animazione nelle scuole in esperienze pilota negli anni ’70, realizzate su iniziativa di un direttore didattico illuminato e propositivo. Ho continuato facendo teatro per ragazzi e anche negli ultimi anni, nonostante la mia attività prevalente sia il teatro ‘serale’, ho fatto spesso spettacoli e interventi al mattino all’interno di plessi scolastici di istituti superiori. Non lo faccio per spirito di servizio, ma perché mi offre occasione di confronto con nuove generazioni di spettatori-interlocutori. Fare teatro per ragazzi mi mette ogni volta alla prova e ne vale la pena. Rappresenta una sfida ragionevole ai limiti di un mestiere, quello del teatro, e può essere per qualcuno tra i ragazzi l’occasione di uno stimolo durevole. Il teatro e le arti dal vivo non sono mass media, sono un piccolo mezzo che può portare a poche persone alla volta un messaggio più forte di quello dei mass-media, un messaggio che non è solo contenuto ma emozione, esperienza che lascia un segno nell’educazione. Ne sono convinto e credo che anche se non c’è niente di nuovo da dire, su questo val la pena di prendere appunti per non dimenticare. Quando si valutano i costi bisognerebbe imparare a conteggiare i benefici altrimenti i conti non tornano. Vale per i bilanci pubblici e per le iniziative e le imprese culturali”.

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