Capricci & co. Parola a pedagogista e psicologa

by Gio on 07/11/2011

I genitori si trovano prima o poi ad affrontare i capricci dei loro bambini. Qual è l’approccio che un genitore può tenere di fronte a questi atteggiamenti? Qual è il confine tra affermazione della personalità e capriccio vero e proprio? Cosa rivela un capriccio? Lo abbiamo chiesto alla psicologa Dot.ssa Sara Ambrosetto, e alla pedagogista Dot.ssa Carlotta Ferrozzi.

Partirei come sempre dalla definizione dei termini, quindi, consultando il dizionario alla parola “capriccio” troviamo queste descrizioni: 1. Voglia o idea stravagante o bizzarra perseguita ,sia pure non a lungo, con ostinazione o cocciutaggine: levarsi un capriccio; di bambini: fare i capricci , far le bizze; 2. Passione amorosa superficiale e momentanea; 3. Fatto o fenomeno strano, inatteso e incomprensibile; arcaico: brivido, ribrezzo.
Ciò che colpisce è la estemporaneità del capriccio, ovvero è un evento che si verifica i maniera inattesa da chi la osserva, di breve durata, ma di grande intensità.
Ecco quindi che il capriccio coglie il genitore alla sprovvista, lo lascia interdetto e questo aumenta il senso di impotenza percepito dal genitore che si sente quindi senza strumenti per affrontarlo. Ogni bambino e ogni situazione è legata a un contesto particolare quindi andrebbe approfondito ponendosi domande del tipo: c’è qualcosa di ricorsivo che possiamo individuare come evento che fa scattare nel bambino l’azione capricciosa?, il contesto in cui avviene è un contesto noto o ignoto al bambino?
Spesso i genitori si trovano ad affrontare i capricci dei figli in luoghi pubblici. Questa accade quando i bambini si emozionano per una situazione ambientale diversa, quando si rendono conto che l’attenzione dei genitori è attratta da altro e comprendono che, agendo in quel determinato modo, possono attirare l’interesse di mamma e papà. In questa situazione i tentativi dei genitori di calmare i propri figli possono provocare l’effetto contrario: l’agitazione si prolunga e si rinforza questa modalità non corretta di richiedere attenzione.
L’unico consiglio che credo si possa dare a livello generale è il non entrare in escalation e con il bambino, ma cercare di comprendere le motivazioni e affrontarle con autorevolezza (cosa bene diversa dall’autorità) e con coerenza. Spesso un atteggiamento fermo e distaccato aiuta ad affrontare questi comportamenti. È importante per i bambini ricevere i famosi “no che aiutano a crescere”, che rappresentano non una prevaricazione sul bambino bensì sono una dimostrazione di fiducia nelle sue capacità, sono una cornice entro la quale potersi muovere sicuri, senza la paura di dover decidere al posto dell’adulto.
Inoltre è fondamentale tenere presente che i capricci, che iniziano solitamente a manifestarsi tra il quindicesimo e il ventiquattresimo mese di vita, sono aspetti normali dello sviluppo emotivo e comportamentale del bambino che gli permettono di imparare ad affrontare diverse situazioni ed emozioni, risolvendo così questi momenti di disagio, avviandosi verso la conquista dell’autonomia.

Dot.ssa Sara Ambrosetto, psicologa dello Sportello d’ascolto del ReMida Bologna Terre d’Acqua
Dot.ssa Carlotta Ferrozzi, pedagogista del ReMida Bologna Terre d’Acqua

sito: www.remidabologna.it

Related posts:

  1. Paroline e parolone secondo la pedagogista
  2. Capricci & Co
  3. I nostri bambini non vengono da Marte

Leave a Comment

Previous post:

Next post: