Il bimbo nel letto grande o piccolo? Come risolvere questo dubbio? Quali i pro e i contro? Ecco cosa ci ha risposto la dottoressa Miranda Barisone, psicologa, sull’argomento >>>
Nessuno dubita che sia diseducativo far dormire i bambini nel lettone dei genitori e tuttavia questo problema, teoricamente chiarissimo, è uno dei più irrisolti e dei più trasgrediti. I chiarimenti espressi reiteratamente da parte di psicologi ed educatori, riescono purtroppo assai raramente a sradicare abitudini inveterate che sembrano insuperabili. I genitori (e non sono pochi) che coabitano di notte con il loro bambino, si lamentano della situazione, sbuffano, si dichiarano vinti in partenza e concludono con affermazioni del tipo « non c’è nulla da fare, non è assolutamente possibile, ci abbiamo provato in tutti i modi ecc ».
Si fingono rassegnati o nascondono il problema, vergognandosene, perché si sentono inadeguati nei loro compiti educativi.Non di rado questo imbarazzo implica una complicità nascosta che nessuno vuole né vedere né scoprire. In pochi ambiti le collusioni sono così forti come in questo. « Ma perché? » vi chiederete. Perché si tratta di imporre una linea divisoria fra genitori e figli che molto spesso i genitori stessi non vogliono porre. Partendo da qui, si può forse raccogliere qualche risultato.
Sì o no? Quando?
La risposta dello psicologo alla questione del se e quando è semplicissima: no come abitudine, sì come eccezione. Il bambino può soggiornare nel lettino in via concordata; deve sentirsi un ospite graditissimo, ma un ospite. Il posto reale per lui è il lettino, per i genitori è il lettone. È una verità-medicina amara per il piccolo, che però lo aiuterà a crescere. Può quindi infilarsi nel lettone secondo regole stabilite oppure per determinate eccezioni, quali un poco bene, un dispiacere, un primo distacco dai genitori (per andare, per esempio, in vacanza con altri parenti), una paura per un film che ha fatto impressione, un’occasione particolare (ad esempio il babbo che si assenta per lavoro, l’essere stato molto bravo in una situazione difficile ecc.). Queste sono tutte circostanze che possono dare il diritto di entrare nel letto dei genitori e di passarvi la notte, per ricevere una consolazione in più o per cogliere al volo qualche felice opportunità.
Poi ci sono le concessioni normali e regolate; ad esempio correre nel lettone tutte le domeniche mattina, quando si può riposare di più ed è eccitante e graditissimo, giocare con i genitori a letto, scambiandosi coccole, raccontando storielle, saltando sui materassi. Un’altra situazione favorevole può essere la vacanza, quando non c’è nessuna sveglia che obblighi a saltare giù dal letto e ci si può prendere il lusso di trasferirsi nel letto grande, che diventa, così, un’esperienza esaltante di festa, di comunione, di risate. I bambini sanno che ogni regola prevede delle eccezioni e si godono il lettone come una pausa dalla normalità del lettino. Questa è l’unica regola d’oro che si può proporre ai genitori. Il resto fa parte di abitudini sbagliate che i genitori danno involontariamente ai propri bambini e in cui restano intrappolati loro stessi. Se una coppia ha un bambino insediato stabilmente nel lettone, la responsabilità è ovviamente sempre e soltanto dei genitori, i quali possono invocare infinite attenuanti, ma gli sbagli sono sbagli. D’altra parte, una volta concesso il lettone, è difficilissimo far uscire l’intruso prima della pubertà.
Perché la voglia di lettone?
La risposta è facilissima, scontata: perché il letto a due piazze trasmette subito un’emozione di intimità, sicurezza e calore. Il lettone è uno spazio estremamente accogliente; è morbido, soffice, elastico decorato e completato da una bella trapunta colorata, comunica un senso di comunione, di intimità e di distensione. Per un bambino, poi, stare in mezzo ai genitori nel lettone vuol dire sentirsi al sicuro, eliminare tutte le paure, stare in un nido caldo, godere del contatto fisico pelle-pelle. A letto si sta con pochi indumenti, si sente la pelle dell’altro, sotto le coperte ci si abbraccia molto bene, si è in una posizione ideale per tenerezze e per coccole. Si abbandonano le tensioni e si gode il piacere dell’affidabilità. Stare nel lettone significa ripetere all’infinito il senso di protezione che provano i lattanti quando si addormentano in braccio alla mamma. Insomma, un vero paradiso. E poi nel lettone c’è il conforto di stare in due e nel lettino il dispiacere dello stare da soli. La mamma e il babbo di notte si abbracciano e si baciano e il piccolo è di là, isolato. Che dolore! Che ingiustizia! Che invidia!
Per questo il bambino va sia gratificato nel suo desiderio di stare in compagnia secondo regole pattuite con i genitori, sia avviato a dormire da solo, per abituarlo a tagliare con ponti fusionali e simbiotici che sembrano attraenti, ma sono, invece, ad alto rischio. Il bambino dovrebbe dormire nella sua camerina, uno spazio amico, dove lui gioca, dove ha gli amici giocattoli, dove lui si esprime in libertà e si diverte di giorno. Metterlo a letto, accompagnandolo dolcemente nel sonno, standogli vicino, confortandolo con un peluche o una bambola, lasciare la lucetta accesa, sono tutti conforti che dovrebbero bastare per permettere al piccolo un sonno tranquillo, prolungato e sereno. Naturalmente il bambino va abituato a dormire da solo assai presto, subito dopo l’anno di età, appena ha finito di mangiare o bere anche di notte, quando sia la cognizione che i genitori siano in un’altra stanza sia quella stessa di “lettone” sono ancora molto larvali. Una volta che il bambino si è familiarizzato con l’idea di dormire da solo, la richiesta di passare la notte nel lettone non è pressante né angosciata. Crescendo, accetterà di dormire da solo, fatti salvi tutti i permessi speciali.
Perché le difficoltà?
Se non dovesse accettare, va guidato a farlo, sebbene occorra molta attenzione nel riconoscere le cause di questa ribellione. Se il piccolo non si addormenta da solo, significa che qualcosa non va. Come un bambino spesso rifiuta il cibo perché, per questo tramite, vuol comunicare qualcosa d’altro rispetto al cibo stesso, analogamente il bambino che non dorme da solo può strumentalizzare il letto per esprimere altre ansie. Può soffrire di carenze di affetto che vanno colmate in altro modo, avere bisogno di un supplemento momentaneo di attenzioni, provare rimorsi di coscienza che gli rendono le notti agitate con apparizioni di mostri e streghe, avere problemi aperti con uno dei due genitori e desiderare di fare la pace con la mamma o con il papà, sfruttando il tepore del lettone, può, soprattutto se è circa sui tre anni, avere delle vivissime curiosità sessuali che intende scoprire dormendo con i genitori, può, appena un po’ più grande, cercare con ogni mezzo di impedire il rapporto fra i genitori, mettendosi in mezzo.
E poi? Chi vuole può incominciare a fare domande.
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