Giulia e il Drago di Davide Morosinotto

by redazione on 13/07/2011

Racconto uscito sul Bimbò n 10 del 29 giugno 2011>>>

Il giorno preferito di Giulia era la domenica perché non si andava scuola. Al mattino le piaceva svegliarsi presto, quando in casa tutti ancora dormivano e il papà russava così forte da far tremare i vetri. La bimba si vestiva, indossava i suoi occhiali con la montatura rossa (il rosso era il suo colore preferito) e usciva di soppiatto dall’appartamento. Scendeva in silenzio le scale del condominio fino al piano di sotto, dove viveva suo nonno Leo, e suonava il campanello.

Dalla porta ancora chiusa, la bambina sentiva tossire e una voce burbera che domandava: «Chi è?». «Sono Giulia». «E cosa vuoi?». «Andarmene a zonzo per Bologna!» rispondeva lei. «Ma non puoi andartene a zonzo da sola!» ribatteva il nonno, sempre al di là della porta chiusa. «Toccherà che ti accompagni io».

Allora il nonno apriva la porta, e Giulia vedeva che era già vestito di tutto punto, con il cappello, le scarpe allacciate e il bastone. Quando lei e il nonno Leo andavano a zonzo, facevano un sacco di strada a piedi, o magari sull’autobus se erano stanchi. Durante quelle passeggiate Bologna diventava un posto tutto diverso dal solito. «Vedi» le diceva il nonno «anche se nessuno se n’è mai accorto, tanti e tanti anni fa i bolognesi costruirono la città sulla groppa di un drago addormentato! ». Lei stringeva forte con la manina quella rugosa dell’anziano. «Un drago… di quelli che fanno paura?» domandava in un sussurro. Il nonno scoppiava a ridere: «Ma no, un drago buono, tranquillo, a cui piaceva mangiare in trattoria e poi farsi un sonnellino».

Il nonno Leo indicava le colline che spuntavano oltre i tetti delle case, «Queste sono le scaglie del drago». Poi indicava un portico, «Questa è la gola del drago. Senti quanto vento? È il suo respiro». Quando passavano sotto alle Due Torri mormorava piano: «Ecco i denti del drago, come sono lunghi!». Infine i due arrivavano al laghetto dei Giardini Margherita e il nonno diceva: «Ecco l’occhio del drago, se stai attenta vedrai che si apre e ti guarda.»

Giulia si sporgeva dal parapetto, facendo attenzione a non cadere. Ogni tanto scorgeva un pesce che nuotava sotto il pelo dell’acqua, oppure un’anatra che galleggiava tranquilla, ma l’occhio no, quello non c’era mai. Però sotto i portici il respiro del drago si sentiva davvero, dunque il nonno aveva ragione per forza!

Una domenica mattina, Giulia si svegliò presto e corse giù per le scale. Suonò alla porta del nonno Leo, e aspettò che una voce burbera domandasse «Chi è?», ma non udì risposta. Suonò di nuovo, cominciò a bussare forte: ancora nulla. Quando capì che il nonno non sarebbe venuto ad aprire, Giulia sedette sui gradini davanti alla porta ad aspettarlo.

Fu lì che la trovò la mamma, scendendo le scale più tardi. «Il nonno non c’è, tesoro» le spiegò «è all’ospedale, ma vedrai che tornerà presto». Giulia scosse la testa. «Stai dicendo una bugia, il nonno non tornerà mai più», e la mamma le carezzò la testa e disse: «Il nonno è anziano, ma è anche molto forte, dobbiamo avere coraggio». Poi, siccome era domenica e Giulia era davvero sconsolata, la mamma decise di portarla a fare un giro in città. «Si dice “andare a zonzo”» affermò la bimba «e non dovremmo andare a zonzo in macchina».

Giulia indicò con il dito le colline piene di alberi che scorrevano dal finestrino, e spiegò alla mamma che quelle erano le scaglie di un drago. «Ma che dici?» si scandalizzò lei. «Quelle sono solo le colline di Bologna, e gli alberi!».

Allora Giulia indicò un lungo portico e disse che era la gola del drago, ma la mamma le domandò chi le aveva messo in testa certe idee spaventose, era solo il portico di via Saragozza. Infine arrivarono ai Giardini Margherita, la mamma parcheggiò, e la bambina corse fino al ponticello e si affacciò a sbirciare le acque scure e dense del laghetto. La mamma le chiese cosa stesse guardando con tanta attenzione e Giulia le rispose che cercava l’occhio, l’occhio del drago.

La mamma si inginocchiò e le prese il viso con le mani. «I draghi non ci sono, Giulia, d’accordo? Questo è solo un laghetto, e questa è solo Bologna, e non devi avere paura perché non c’è proprio nessunissimo drago». Giulia allora capì che la mamma non ricordava più i racconti del nonno Leo, non sapeva nemmeno che il drago era tranquillo, gli piaceva mangiare in trattoria e poi fare un sonnellino.

La mamma prese Giulia per mano spingendola verso l’auto, ma prima di lasciare il ponte la bambina si voltò per un’ultima volta. E fu allora, tra i riflessi del lago, che vide un occhio. Un occhio color smeraldo, con una pupilla scintillante. Era l’occhio del drago, e stava guardando proprio lei. Giulia vide che si chiudeva e si riapriva per un attimo: le aveva fatto l’occhiolino!

«Perché ridi?» le domandò la mamma continuando a camminare. Giulia non rispose, ma alzò una mano all’indietro per salutare il suo nuovo amico.

* * *

Davide Morosinotto è nato nel 1980 tra le colline vicino a Padova, ma da molti anni vive a Bologna dove lavora come giornalista, traduttore e autore di libri per ragazzi. Fa parte del gruppo degli Scrittori Immergenti: www.immergenti.it . Nel 2011 ha pubblicato il romanzo “Il libero regno dei ragazzi” (Einaudi Ragazzi) e il romanzo fantastico “Maydala Express” (Piemme Battello a Vapore) scritto a quattro mani con Pierdomenico Baccalario.

{ 0 comments… add one now }

Leave a Comment

Previous post:

Next post: